Lunga la strada che va...
e viene di fronte la fonte
ti disseta.
La seta della pelle
che accarezza la mano
sul divano.
Arcano aleggia il pensiero...
Leggero...
Nè bianco nè nero...
ma vero.
Poi vista di fianco sta bene,
quando va e quando viene.
Le vene rigonfie,
ansante il respiro...
ancora sudante.
Migliora su cime la sera...
Diventa l’aurora!
Si sposta la stella infuocata.
E’ annata dannata.
Ma è cosa sensata?
Si è ripresa
in scoscesa discesa
saliva la diva la scala
cantava e volava la vita.
Con le dita incrociate
le case arrocciate
di pietra.
Serena è ancora l’aurora.
Fitti racconti
di fitti dolori nel petto
e fuori sarà primavera.
Rinata natura spogliata.
La sfera abitata
da scimmia immatura...
composta postura
non l’io pensante...
Dannoso abitante lontano distante...
Per nulla saccente...
Nel nulla perdente.
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